Insieme... Per l'ITALIA, casa e lavoro 

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L'idea ed i principi.


Per l'Italia... ha, valori comuni e principi ideali antichi che oggi, spesso vengono considerati "vecchi".


Noi siamo nazionalisti, crediamo nella Repubblica e nelle sue Istituzioni e non cerchiamo altro modo di vivere la cosa pubblica.

Vogliamo che il popolo, unico Sovrano si riappropri della Nazione intesa come proiezione del destino comune.

Quali ideali migliori dunque per aderire ad un movimento.

I ragazzi soprattutto hanno smarrito la sostanza dell'essere Patria, dell'essere Nazione e spesso non conoscono i propri diritti da Cittadini.

Vogliamo parlare e rendere una coscienza consapevole rispetto alla classe dirigente nazionale che governa e rappresenta oggi il popolo Italiano.

Non abbiamo grandi mezzi, ma abbiamo scelto di prendere parte e di sbilanciarci perchè crediamo nella libertà d'opinione.

Rimanere silenti nelle nostre case, ci rende complici e spesso ci fa sentire più lontani dagli altri fratelli che soffrono e che hanno più bisogno di noi.

Serve tornare a parlare, a discutere ed ascoltare, riflettere e ragionare.

Serve che ognuno maturi l'dea profonda di non essere solo, ma parte di un grande popolo e noi vogliamo solo essere il mezzo che partecipa a questa grande unione ideale e nazionale.


Un motivo per rifettere.


Dopo il 1994, anno di epurazione socio istituzionale, il panorama Repubblicano ha perso colore, degradando a semplice visione grigiastra.
In quell'anno il potere magistratuale mostrò i propri muscoli e decimò, non solo, corrotti e corruttori, beneficiari e finanziatori, gregari e mandanti ma, giunse anche a ferire la Repubblica, ancora esanime per quel fatal colpo.
Da quell' anno si sono susseguiti tentativi sterili di instaurare nuovi asset e sistemi di rappresentanza e di governo.
Nessuno ha considerato che una classe dirigente non poteva essere sostituita in quel modo così violento e conseguentemente, nuovi operatori e falsi profeti hanno riempito spazi istituzionali improvvisando, sostituendo i valori cui eravamo cresciuti, con i miti del benessere economico e lobbista che pian piano hanno cancerizzato l'essenza nazionale come costituita.
Quel virus ha toccato le fondamenta della Costituzione e della Repubblica passando, in norme fino allora sconosciute, così abbiamo assistito alla Bicamerale, a sistemi bipolari, maggioritari, misti ed infine un sistema semipresidenziale atipico, anzi unico.
Si, perché è la terza volta credo, che andiamo a votare indirettamente un leader di coalizione che si arroga per prassi e non per diritto facoltà legittimanti, quasi a giustificare un incapacità a stabilire le regole secondo manuale.
Eppure su quel sistema corruttivo, causa nell'anno domini 1994 di quel fatal gesto, ha trovato terreno fertile il nuovo illegittimo e degradato sistema attuale, economico bancario e mediatico, mai partorito ma inseminato sul filo logico del neo liberismo di Schumann che ha messo radici forti, e le cui foglie esposte al vento popolare (i rappresentanti del popolo) si rinnovano alle esigenze eco finanziarie e non col soffio naturale dell' esigenza nazionale ormai solo appendice del contesto.
Nessuno ha colpe, eppure, il tentativo estremo di pulizia etnica, insieme alla corruzione mai sopita, ha trasportato la nazione nel Medioevo.
Sembra nessuno s'accorga della visone distorta e sembra non vedersi che il Popolo Sovrano ha perso vigore, su ciò che di sacro ha conquistato.
"La piazza" ed il "palazzo", parlano due lingue diverse e, della corruzione morale sembra nessuno voglia interessarsi, remore del passato ancora vivo che, lascia ancora spazio a rappresentanti privi di identità e di resistenza al tempo.
Nessuno ha il coraggio di voler guardare in volto la Repubblica sfregiata perché nessuno sembra avere occhi neanche per vedere come langue il popolo.
Eppure le "bocche" aperte a nuove prospettive economiche e di privilegio adulano i poteri pronti a lanciare viveri ai cani sotto porta, perché facciano la guardia alle porte delle istituzioni e tengano lontani populismi di massa.
Questo sistema è migliore del precedente, nessuno prende parte e si sbilancia e tutti si mettono in fila quando i social ed i media lo vogliono.
In questo perverso gioco dunque, anche i mezzi d'informazione figli d'una libertà, hanno abdicato, e sono servi del meccanismo lobbista che alimenta le loro esigenze.
La portata del danno al sistema, che nel 94 ha inaugurato una nuova dirigenza a quella giudicata forse troppo in fretta e forse sommariamente, è figlia d'una volontà precisa, che pian piano esce allo scoperto.
E dentro quel " vuoto ", voluto ed ottenuto, una generazione s'è cresciuta senza istruzione alcuna.
Adesso gli Italiani, con il loro "pezzo" di Sovranità tra le mani, attendono solo che qualcuno rinvigorisca l'albero della Libertà.
Ma la libertà necessità del sacrificio di persone giuste capaci di nutrirla.
I poteri dello stato si sono scontrati ed il sovrano sin oggi ha osservato.
Il domani lo scriverà chi lo vivrà.
Dio protegga la nostra nazione.



Linee guida del Movimento.


PER L'ITALIA... Casa e Lavoro le priorità - PLI,

Movimento Culturale e Sociale.


Sinossi.

A tutti gli uomini di fede e di passione perchè "... l'Albero della Giustizia necessità di uomini liberi capaci di sacrificarsi per nutrirlo...".

Giuseppe Trizzino.


La nostra amata patria ha bisogno di ognuno di noi adesso, perché langue e stenta a ritrovarsi attorno ad un'identità nazional sovranista, persa tra i meandri delle istituzioni ormai logore di valori e di ideali, imbrigliata dalla corruzione e dall'immoralità sistemica cieca di visione popolare.

Dedicato a Stefano Quattrocchi, nella mani di terroristi nel 2014 innanzi alla morte chiosò "... Adesso vi faccio vedere come muore un Italiano...", poi il silenzio.


Indice


Premessa al contesto


I Repubblica e Sovranità: due visioni a confronto, pag 2

II Decadenza di una Nazione, pag 4

III Il tentativo fallito dell'UE di unire i poteri senza unire i Popoli, pag 9

IV Origini, pag 13

V Azione, attivismo e non populismo, pag 19

VI Siamo italiani, pag 24

VII Come immagino la società, pag 29

                                                                                   ____________________________


PREMESSA AL CONTESTO.


Repubblica e Sovranità: due visioni a confronto con la Libertà.


L'art. 1 della nostra Costituzione recita: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Pur nella sua brevità, questa è una delle disposizioni costituzionali più dense di significato liberale.

In essa viene definita la struttura essenziale della Repubblica italiana, sia per quanto attiene al regime economico-politico (democratica e fondata sul lavoro), sia per quanto attiene alla forma di Stato (repubblicano e fondato sulla sovranità popolare).

È pacifico che la statuizione secondo la quale «l'Italia è una Repubblica» ha un valore meramente confermativo dell'esito del referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

Altrettanto pacifico è che, con la locuzione «Repubblica democratica», i Costituenti, ferma restando l'appartenenza al popolo della sovranità, intendevano, con l'espressione "democratica", «indicare i caratteri tradizionali, i fondamenti di libertà e di eguaglianza, senza dei quali non v'è democrazia» (così A. Fanfani, cofirmatario dell'emendamento G. Grassi, A. Moro, E. Tosato ed altri, nell'intervento del 22 marzo 1947).

L'accenno al lavoro come fondamento della Repubblica democratica ha invece suscitato problemi interpretativi anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione, e ciò nonostante l'Assemblea costituente avesse respinto sia l'emendamento all'art. 1 Cost., secondo il quale «L'Italia è una repubblica democratica dei lavoratori» (G. Amendola, P. Togliatti), sia l'emendamento all'attuale art. 4 Cost., secondo il quale «Allo scopo di garantire il diritto al lavoro di tutti i cittadini, lo Stato interverrà per coordinare e orientare l'attività produttiva dei singoli e di tutta la Nazione, secondo un piano che assicuri il massimo di utilità sociale». (M. Montagnana, G.C. Pajetta).

Nell'illustrazione del citato emendamento, l'on. Fanfani aveva infatti chiarito che con la locuzione "fondata sul lavoro", mentre da un lato si escludeva che la Repubblica potesse «fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui», dall'altro lato, respingendo l'interpretazione classista, si affermava che la Repubblica «si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale (...), sicché la massima espansione di questa massima comunità popolare potrà essere raggiunta solo quando ogni uomo avrà realizzato, nella pienezza del suo essere il massimo contributo alla prosperità comune».

Ad oggi, una via è d'obbligo: Se siamo una Repubblica ed il lavoro manca, significa che nella sostanza il popolo non è più sovrano oppure s'illude di vivere in una Repubblica.

L'idea che la sovranità dello Stato-nazione sia crollata sotto il peso della globalizzazione e sia ormai un guscio vuoto è da tempo una convinzione radicata nelle scienze politiche e sociali, che parlano apertamente di un'epoca di post-sovranità.

Tuttavia, la sovranità dello Stato ritrova un ultimo e irrinunciabile baluardo nella difesa del proprio diritto di vita: la libertà.

Ma come stanno le cose quando la sovranità è «popolare»?

Prima di essere sovrano, un popolo deve essere libero.

Per essere libero deve rispecchiarsi in dei principi comuni e seguire una regola morale comune, il bene degli altri, della nazione inteso come orgoglio personale ed intimo.

Libertà e sovranità viaggiano di pari passo, ma muovono non da insegnamenti o precetti, ma da vivi sentimenti patriottici innati.

Dov'è il sovrano oggi e dove il popolo...

I meccanismi adoperati per assopire sentimenti e passioni, ideali e valori sembrano averla vinta.

Genti di altre generazioni hanno sacrificato ogni cosa e non si sono piegati davanti a nessuna proposta di accordo, altri hanno scritto pagine immemorabili altri ancora l'hanno vissuta.

Tutti verso la stessa meta, l'albero della libertà, perchè se non si è dapprima liberi non si può pretendere la sovranità e senza sovrano nessuna Repubblica esiste e vive.

Oggi il potere costituito e delegittimato dal popolo ha, riproposto stessi gruppi di rappresentanza senza il vaglio popolare e si appresta ad essere confermato anche in assenza di consenso popolare a causa di meccanismi elettorali ingannevoli e privi di garanzie.

Questa non è libertà, non è neanche sovranità forse, nemmeno Repubblica.

Il tema della sovranità e della libertà è il tema politico e culturale del nostro tempo.

È politico perché stiamo assistendo al tentativo da parte di tecnocrazie, élite globaliste, apparati burocratici senza volto e senza legittimità di sostituire la sovranità popolare con il dominio dei pochi; è culturale perché il principio di sovranità popolare fonda l'identità delle nazioni moderne e dei governi dei popoli: è la forma di espressione che ha dato all'Occidente libertà civili ed economiche, sviluppo e benessere.

L'attacco che oggi è sferrato alla sovranità popolare ad opera dei grandi poteri tecnocratici, è un attacco al valore stesso delle Libertà fondamentali, ridotta ad essere «un lusso che non possiamo più permetterci» come scrisse il Financial Times, il giornale dei banchieri e della grande finanza apolide, nel 2011, nei giorni in cui in Italia si consumava il complotto contro l'ultimo governo eletto.

Ridare un significato alla parola sovranità nell'epoca del dominio della Tecnica, è la grande sfida che regge il futuro della nostra nazione, in direzione delle libertà fondamentali.

Un giorno si sveglierà la piazza e dirigendo lo sguardo verso il palazzo, si riprenderà l'illegittimo spossessamento per nutrirsi della sete di indipendenza liberale.


Decadenza di una Nazione

La patologia che oggi si intesta a tutta la società italiana, nessuno strato escluso sembra essere quella relativa ad una perdita di identità nazionale.

Secondo autorevoli autori per nazione si intende: "...Ogni nucleo di esseri intelligenti, congiunti insieme da un principio interna di unità, che suole essere l'adesione della volontà dei singoli componenti a uno scopo ben determinato, costituisce un aggregato sociale, o una società in senso lato e generico. Perché sorga un'associazione umana di fatto non basta l'accostamento temporaneo e accidentale di alcuni individui, ma si richiede, oltre all'elemento umano dato dalla massa più o meno numerosa, un legame interiore, che unisca e cementi insieme le membra prima slegate e indipendenti, un principio informatore, che organizzi le singole cellule umane e ne impedisca la dispersione.

... "Queste due parti costitutive di ogni aggregato umano, sia naturale e necessario sia volontario e accidentale, si trovano nella nazione, la quale, componendosi di un nucleo umano stretto insieme da un principio informatore, entra a far parte di quegli enti collettivi, detti aggregati sociali.

Nondimeno la nazione non è una società nel senso stretto e specifico del termine. Esiste una società in senso stretto, quando, come avverte bene il Delos, si ha « un raggruppamento di persone umane in vista di un fine comune da proseguire e di uno scopo da ottenere mediante la convergenza e la coordinazione degli sforzi » (La société internationale,.).

Tuttavia questi elementi non bastano a costituire una società pubblica. La società pubblica raggiunge la sua perfezione e la sua perfetta costituzione, e diventa vitale, quando gli sforzi dei singoli sono diretti al fine naturale da un potere sovrano, che è come una sintesi delle volontà individuali interpreta autoritativamente le esigenze del corpo sociale.

Secondo la nostra Costituzione, gli elementi fondanti una Nazione sono:, un popolo, un territorio ed una sovranità.

In Italia oggi il popolo ha perso la sua ragion d'essere, non identificandosi più nel significato e nel sentimento nazionale di appartenenza e ciò lo percepiamo da diversi fattori esogeni ed endogeni alla vita pubblica e nazionale; non esiste più un Popolo d'Italia nel senso sentimentale e patriottico del termine, perché gli italiani sono apatici rispetto a tutto ciò che accade intorno a loro, interessando la loro vita di cittadini e soprattutto rispetto a ciò che interessa la propria nazione.

La cd "Piazza", cioè quella massa di gente semplice ed italiana ha ridotto la propria sfera di azione civica e pubblica, di interesse verso gli altri, chiudendosi nel proprio "io" che avvolge e interessa solo l'ambito familiare e personale, rendendo per tutto il resto estranei gli uni con gli altri, ogni cittadino italiano; come dire non sentiamo più di vivere insieme come nazione ma ci consideriamo al massimo dei buoni vicini di casa.

Questo è accaduto nel corso degli ultimi anni, Un po' causa della crisi economica, ma soprattutto a causa della crisi della Repubblica e delle sue Istituzioni (il cd Palazzo), corrotte concusse e non credibili agli occhi del sovrano: il popolo appunto.

Inoltre la diffidenza che i mass media hanno indotto nei sentimenti di ognuno, ha portato gli Italiani ad un atteggiamento contrario al concetto d'essere una nazione omogenea, compatta e solidale; infine uno stato sempre più assente politicamente ha intimorito tutti facendo arretrare la linea di azione popolare e civica cui ognuno dovrebbe credere.

Dunque siamo diventati un popolo anagrafico, ma non un popolo unito sentimentalmente rispetto a ciò che ci appartiene per volontà.

Ognuno sente di non poter contare né sullo stato e le sue istituzioni né sulla comunità italiana; le difficoltà e le aspettative, i timori e le speranze vengono affrontate in solitudine e personalmente perché lo sguardo non vede altro e non vede oltre.

Gli animi, le passioni, l'essere parte di qualcosa che ti abbraccia e ti protegge non si appassionano più davanti al declino sociale e culturale di uno dei paesi più belli al mondo, la nostra patria.

Prima si moriva per l'Italia e forse oggi, nessuno darebbe credito alla onorabilità alla moralità alla onestà; oggi chi è furbo, sa rubare, sa profittare, sa creare rapporti di connivenza con le istituzioni per ragioni di potere.

Ma l'Italia e gli italiani non sono questi; siamo un paese che ha saputo piangere e soffrire, ha saputo combattere e ricostruire, ha saputo produrre e risparmiare ed ha saputo concedere fiducia.

Venendo al territorio ed ai suoi confini, parrebbe che questi da un lato ci uniscono e delimitano e, dall'altro ci rinchiudono e limitano.

Inoltre con l'entrata in Ue si è completamente snaturato anche quest'altro elemento coniugante della nazione.

Siamo oggi cittadini europei senza una identità, senza storia e senza futuro.

Rimarrebbe solo l'ultimo degli elementi: la Sovranità.

In Italia la sovranità spetta al popolo.

Grande conquista che venne concessa al popolo eletto e riconosciuto sovrano. Ma oggi?

Oggi anche detto elemento costituente la nazione si è smarrito o si è fatto in modo di smarrirlo.

Certo il popolo non ha colpe.

In quanto la classe dominate e governante ha fatto in modo di alienare al popolo questo potere rendendo le genti, non più protagonisti della cosa pubblica ma, semplici destinatari di un potere non più riconosciuto.

Dunque a ben vedere gli italiani non sono soltanto e solamente lontani dalle istituzioni e dal potere della politica, ma hanno una ragione più profonda che li rende patologicamente estranei al circuito pubblico e nazionale.

Una ragione che investe aspetti più intrinseci dell'essere popolo e dell'essere nazione.

Siamo e viviamo nello stesso territorio ma non abbiamo un sentimento un animus status che ci unisce, che ci rende e fa sentire un unicum.

Lo rinveniamo, come anzidetto, in molteplici casi ed aspetti.

Qualsiasi notizia che riguarda la vita e la sfera collettiva della nazione, non interessa più di tanto e la si lascia cadere nell'oblio.

qualunque voce che riguardi Italiani, rapiti in India o uccisi in Egitto, provocano indignazione e sgomento ma non suscitano sentimenti di piazza e di azione civica.

Il popolo è depresso socialmente e non ha stimoli ad agire ed intervenire per riprendersi ciò che gli appartiene, ... la sovranità popolare.

Infatti prima di riprendersi il proprio potere legittimo e sovrano il popolo deve riscoprire di essere una nazione, deve riscoprire la propria italianità.

Una italianità che ci vede eredi del più grande impero del mondo, l'impero romano; che ha saputo dare stabilità, ordine, organizzazione e linea politica ad un continente intero ed oggi quello stesso sentimento è nella genetica italiana ed aspetta solo di essere riscoperto e stimolato.

Diversamente una società omogeneizzata ed assuefatta dalla violenza massiva dei media ( la cd ideocrazia che induce a riflettere e pensare), rischia di aderire ad un progetto che esula rispetto all'essere popolo ed all'essere di nazione, vanificando non solo ciò che è stato ma anche ciò che sarà.

Oggi occorre riscoprirsi eguali innanzi al concetto di nazione, per condividere un disegno comune.

È importante perché quel disegno di società e di speranza domani possa essere colorato dai nostri figli.

Dio benedica l'Italia.


Il tentativo fallito dell'UE di unire i poteri senza unire i Popoli

Sovranità, Nazioni, Popolo.


"L'estensione dello stato nazione, come forma storica d'organizzazione politica accompagna la genesi e il trionfo del capitalismo su scala

mondiale.

Il suo sviluppo è il risultato di una dialettica, diversa nei vari paesi, tra l'unificazione dei mercati, la costruzione delle istituzioni statali e la formazione delle nazioni.

La nazione non è, dunque, un'entità originaria, cui lo stato da forma, bensì il risultato di un'operazione d'unificazione territoriale, amministrativa e culturale-linguistica. La coscienza nazionale fornisce, inoltre, allo stato territoriale, "il substrato culturale che

assicura la solidarietà cittadina" (Habermas).

Appare evidente oggi come il mercato globale ha avuto un effetto negativo; gli stati non hanno avuto né il tempo, né i mezzi per dar vita a una ridistribuzione sociale, che permettesse di consolidare uno spazio pubblico e una società civile attiva. La formazione degli stati nazione si sarebbe così arenata, secondo Balibar, nella gran parte del pianeta.

Il diritto internazionale che si è formato a partire dal XVII secolo, basato sull'egemonia è rimasto fondamentalmente un diritto interstatale incentrato sui trattati. Questa morfologia resta dominante, malgrado l'attuale processo di globalizzazione.

L'Onu è un'assemblea di stati e il suo Consiglio di sicurezza permanente è un club esclusivo, formato dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Le decisioni dei vertici, come quelle di Kyoto sull'ambiente e di Roma (per l'istituzione di una Corte penale internazionale permanente) vengono rimesse alla ratifica dei singoli stati.

L'Unione europea rappresenta anch'essa un compromesso istituzionale, tra un ordine interstatale indebolito e un ordine sovranazionale emergente.

In questa fase di transizione a rischio, il mondo è chiamato, perciò, a barcamenarsi tra il diritto degli stati e un diritto cosmopolitico in formazione. Nell'assenza di un potere legislativo internazionale, questa transizione favorisce il diritto del più forte, imponendosi con la complicità dell'Onu, quando è possibile, e senza, quando questo non è possibile (come affermò chiaramente Madeleine Albright, durante la guerra nei Balcani).

Più lo s'invoca, più il diritto internazionale appare problematico e incerto.

Gli equivoci del "diritto d'ingerenza" ben esemplificano questa contraddizione. I suoi sostenitori esitano tra la nozione giuridica del diritto e quella, morale, del dovere di ingerenza. La proclamazione di questo nuovo diritto è vista come elemento che sancisce il tramonto della sovranità nazionale, a fronte dell'universalità sempre più riconosciuta dei "diritti umani". In realtà, questo diritto di ingerenza a senso unico, che oscilla dal piano umanitario a quello militare, si riduce sostanzialmente all'intervento dei potenti negli affari dei paesi più deboli, senza alcuna reciprocità. Si traduce, in altre parole, in un alibi etico per il nuovo dominio imperialista.

Tuttavia, non è soltanto il nazionalismo, come ideologia conservatrice della nazione, a essere in discussione. È in gioco anche l'altra faccia della sovranità, quella della legittimità popolare e democratica del potere. La crisi di sovranità colpisce, in effetti, stati che non si sono mai costituiti in nazioni sovrane, altri che non riescono a conservare la loro sovranità, e aliti ancora che aspirano a modificare la

gerarchia mondiale di dominio e dipendenza. Il "souveranisme" dei potenti gode di buona salute : esaltazione della potente Europa, ridefinizioni' dei mandati della Nato, interventi militari unilaterali, a tutte le latitudini, spesso senza legittimità internazionale.

Sotto l'onda d'urto della globalizzazione capitalistica, le categorie della politica moderna, ereditate dal secolo dei Lumi, vengono travolte :

nazioni, popoli, territori, frontiere, rappresentazioni.

È ciò che Habermas chiama la "dissoluzione progressiva della modernità organizzata". Non c'è quindi, alcun motivo per rallegrarsi, visto che questa globalizzazione finisce per rimettere in discussione "l'esistenza stessa della politica".

"Il cuore della crisi della sovranità, è la scomparsa del popolo e della dialettica tra potere costituente e potere istituito".

La nozione di popolo ha svolto una doppia funzione, come comunità immaginaria d'appartenenza e come soggetto collettivo della rappresentanza democratica. In questo concetto, in altri termini, si fondevano l'aspirazione a un universalismo democratico e l'esigenza di un'appartenenza nazionale particolare. Con la dissoluzione del popolo, entra in crisi la costruzione simbolica che ha trasformato lo

stato moderno in stato-nazione.

Svuotata di contenuti e obiettivi dalla privatizzazione del mondo, la sfera pubblica diventa un ectoplasma. A quest'erosione progressiva dello spazio pubblico e del bene comune, il "souverainisme" tenta di rispondere affermando che non esiste alcuna volontà generale

possibile, se non al livello di nazione. Si sarebbe, perciò, in una fase di transizione insostenibile, oltre la sovranità nazionale classica e prima dell'avvento di sovranità postnazionali, tutte da definire.

Nell'incertezza tra il "non più" e il "non ancora", si delineano risposte inquietanti. Da una parte, la regressione della nazione politica verso la nazione zoologica (o etnica), della legittimazione democratica verso la legittimazione genealogica, della comunità politica verso identità gregarie, frammentate, verso lo ius sanguinis.

La ricerca di nuovi spazi geopolitici, più ampi, è un altro possibile sbocco di tale situazione. In alcune regioni, per esempio il mondo arabo, la comunità dei credenti può apparire come una possibile alternativa al fallimento degli stati e dei sempre più fragili populismi nazionali. Questa confessionalizzazione della politica non è un'esclusiva del fondamentalismo islamico.

La difesa della nazione politica (civica e repubblicana) rappresenta per alcuni la sola terza via, tra il ripiegamento sulla nazione etnica e la dissoluzione della politica nel cosmopolitismo mercantile, tra comunitarismo da battaglia e cosmopolitismo umanitario. Questa via, alla

prova di questioni concrete come l'immigrazione, il diritto degli stranieri, il rapporto cittadinanza-nazionalità, si rivela estremamente improbabile. La formazione storica degli stati-nazione è avvenuta anche attraverso shock, come guerre e rivoluzioni. La scommessa di

una nuova forma di democrazia cosmopolita, di cui i diritti umani costituirebbero il quadro normativo, apparirebbe, al contrario, come la professione di fede di un razionalismo e di un universalismo astratto.

"È grazie alle loro costituzioni politiche che nascono i popoli" .

Questa confusione delle zone d'influenza, dei territori e delle frontiere, non si svolge mai amichevolmente. La guerra può venire dal ciclo, ma non nasce dal nulla ; globalizzandosi, si trasforma. È una guerra senza limiti, è la continuazione della politica con altri mezzi, nella

quale la proporzione tra mezzi e fini non ha più alcun senso.

La nuova fase della globalizzazione capitalistica e la sua dimensione bellica corrispondono a nuove forme politiche. La concentrazione della ricchezza, del capitale, del sapere, della potenza armata non è mai stata così forte. L'imperialismo non scompare, si trasforma per

l'effetto di una circolazione più vasta del capitale, delle merci, delle informazioni, della violenza. D'altronde, la segmentazione del mercato del lavoro, la frammentazione dei territori, la legge dello sviluppo diseguale permangono e si accentuano. La "deterritorializzazione" delle

nazioni determina nuove territorializzazioni continentali, regionali o tribali. Le frontiere si spostano, dalla periferia verso il centro (il Sud penetra nel Nord), ma non s'annullano. Le nuove frontiere, come quelle di Schengen, si ergono a "prigioni dorate". Che lo si chiami imperialismo o impero, si tratta comunque di un sistema di dominio allo stesso tempo economico, militare, culturale, ma anche ecologico, con la progressiva privatizzazione dei beni comuni.

Il cambiamento di dimensione, determinato dalla globalizzazione, non comporta il semplice passaggio dal livello nazionale a quello continentale. Gli spazi economici, giuridici, militari, ecologici non sono omogenei rispetto a tali cambiamenti. Ne risulta un sistema connotato da forti disuguaglianze non solo esogene, ma anche all'interno di ogni zona, basti pensare all'Europa a più velocità o a geometria variabile. La costruzione europea è un buon esempio delle contraddizioni che caratterizzano le sovranità democratiche emergenti. L'Europa resta "un problema politico irrisolto" che può trovare una soluzione inquietante nell'invenzione di una nuova "etnicità fittizia" o nell'invenzione di un nuovo concetto di popolo. Tale disegno europeista è però destinato a fallire, nella misura in cui la distruzione liberista dei legami di solidarietà sociale, lungi dal provocare la formazione di una nuova collettività politica, fomenta le paure, a difesa dell'identità, e determina la frattura tra l'eurofederalismo delle élite e l'euroscetticismo dei popoli.

Uno dei percorsi aperti dalla crisi delle sovranità nazionali consiste nella dissociazione delle nozioni di cittadinanza e nazionalità, ovvero la privatizzazione delle appartenenze nazionali (come vi è stata la privatizzazione delle appartenenze religiose), negli spazi pubblici

globali. La grande equazione moderna nazionalità uguale cittadinanza, inizia, in effetti, a funzionare "in senso contrario al suo significato democratico" .


Origini


Non dimentico che siamo gli eredi legittimi dell'impero Romano, uno dei più grandi imperi del mondo.

Non dimentico che nel dopo guerra i nostri nonni hanno ricostruito l'America, la Germani, l'Inghilterra,la Francia ed altri stati europei ed americani.

Non dimentico perché dobbiamo sapere cosa siamo in grado di fare e quale sangue scorre nelle nostre vene.

Siamo Italiani, e la storia la muoviamo con i nostri passi.

Sappiamo creare, sappiamo scoprire, sappiamo gestire e sappiamo dare.

Oggi occorre riflettere con noi stessi anzitutto, una riflessione d'animo e di cuore.

Dopo avere riflettuto, occorre scegliere cosa fare, e l'alternativa è secca:

rimanere impassibili, lamentarci e subire le destinazioni delle Istituzioni ormai decadenti oppure, muoverci in direzione culturale, liberale e nazional sovranista.

Purtroppo le nostre istituzioni, non hanno colpe se non quella di essere in fin di vita, agonizzante ed inesorabilmente destinate a ricevere soccorso.

È una questione interna ed intestinale alla nostra società.

Derive populiste dilagano senza valori come bottiglie vuote utili, soltanto a far immaginare un nutrimento ideale che nella sostanza è assente.

Latitare a questa esigenza e richiesta di soccorso sociale, verso la nostra Repubblica sarebbe un crimine.

Ma allo stesso tempo serve risvegliare gli animi e riaccendere i sentimenti.

Le nostre capacità squarciano il tempo e vanno oltre lo spazio, e nella notte scura la fiammella della libertà d'esserci e di ritrovarsi rimane fioca ma accesa in attesa di essere alimentata per avvolgere la decadenza morale e ripristinare il potere in capo al sovrano legittimo: il popolo italiano.

Dobbiamo prendere subito un cammino condiviso e comune perché il titolo di nazione e di popolo italiano ci lega in un rapporto così profondo che nessuno può arrogarsi il diritto di scalfirlo.

Siamo popolo, siamo nazione, siamo comunità sovrana.

Una comunità di persone si eleva al rango di comunità organizzata quando si dà delle regole condivise e rispettate.

Una comunità organizzata col tempo si annida nel concetto di popolo, quando condivide dei valori all'interno di confini definiti.

Successivamente, individuati i tratti confinati, i valori e le regole condivise, s'innesta in essa il seme nazionale che unifica, attrae e salda tutte le cellule personali dell'IO comunità nel NOI nazione.

È un passaggio esongeno alla vita, appartiene ad un fenomeno culturale e sociale.

Si opera una fusione tra valori comuni cresciuti con il tempo, ed assumono carattere collettivo e di appartenenza come dei rapporti sanguigni.

Possiamo ricomprendere i costumi, le tradizioni, la lingua e gli interessi comuni.

Ma ancora una nazione deve compiere ulteriori metamorfosi.

La Nazione sta al cittadino come il cittadino sta al popolo.

Deve attendersi la nascita del sentimento verso il NOI comunità, rispecchiarsi nel volto della moltitudine e identificarsi nell'emozione di essere uno di tanti, diversamente si rimane un'accozzaglia di singole cellule impazzite ed ammalate senza fine ultimo, se non quello di autodifendersi.

La nazione muove i suoi passi, in modo unitario ed i suoi membri soffrono e gioiscono per ciò che accede di buono o cattivo per tutti.

Si partecipa e si procede nella stessa direzione che deve coincidere con l'alba della sovranità.

La sovranità a ben vedere è la regina di tutti gli status, che rende regale un popolo in cammino, ma un popolo partecipe.

Concede essa, un potere che deve essere esercitato e nutrito; di converso se questa meccanica viene meno, altri si sostituiranno al sovrano, ledendo non solo un diritto divino ma rilegando il sovrano a destinatario del potere.

La sovranità genera un diritto irrinunciabile, che dev'essere coltivata, conservata e custodita col sentimento nazionale.

Perché la sovranità sia completa, unita e compresa in tutto il popolo è necessaria una libertà di fondo.

Liberta personale e libertà di agire, nel movimento e nella autodeterminazione cosciente di essere ognuno parte di quel meccanismo liberale.

Dunque sono questi i passaggi che ci rendono un unico, un solo, ed un determinato popolo nazionale e sovrano.

Infine il popolo si riconosce in determinati valori Repubblicani quali ad esempio un codice di leggi comuni che sempre NOI dobbiamo salvaguardare.

Oggi questi caratteri etici e morali sono venuti meno.

Molti i motivi, tra cui la delega di poteri ampia alle istituzioni Repubblicane, la globalizzazione, l'unione europea e, l'azione delle lobby di potere volta ad immettere nella società attuale il virus dell'IO personale ed individuale che, per sua natura anti nazionale rispetto al NOI della nazione.

Mezzi d'informazione soprattutto, lavorano per spezzare il sentimento nazionale che è nella natura insito in ogni nostro nascituro ed in ogni anziano.

Attività subdola e silenziosa, vile e disonesta, che s'inserisce nelle nostre menti e piano piano ci educa a pensare solo al mio IO che si riduce ai nostri soli interessi e problemi familiari rendendoci insensibili a ciò che accade ai nostri fratelli italiani.

Questa divisione ci riporta ad essere una massa di cellule singole senza scopo e senza fine comune; invece per natura le cellule sono fatte per interagire e creare tessuti, organi e rendere vivo un organismo.

Ad oggi, la visione Italia è una massa, di genti sopita e drogata da un'informazione e da una cultura priva di prospettiva, definita popolo, nazione, stato sovrano, ma senza contenuto valoristico.

Ed è proprio questa assenza di valori e contenuti che permettono il dilagare della corruzione e l'immobilismo dei patrioti privi di una meta da raggiungere.

Secondo questa scuola di pensiero il popolo è reso sterile dal suo potere di sovrano e rimane rilegato nella posizione di destinatario silente del potere illegittimo di chi riesce a galleggiare nelle istituzioni della Repubblica.

Non conta più neanche il consenso elettorale perché al massimo il popolo potrebbe astenersi dal voto; ed in tal caso quei pochi votanti determinano comunque una maggioranza ed i gruppi di potere rimangono al loro posto, ma le istituzioni sono sempre più lacere e sanguinanti.

Ma quali istituzioni reggono ad un sistema sovrano in assenza del vigore popolare naturale per la sua sopravvivenza.

L'onda del mare popolare è calma finché non soffia il vento della libertà, dentro gli animi degli uomini liberi.

Tutti questi mali sono nati dopo il 1994, quando la cd I Repubblica venne a cadere per via di opinabili responsabilità oltremodo attribuite.

Quella fu, l'occasione per coprire anche parte di meccanismi istituzionali sani e integri di valori, con la compiacenza dell'opinione pubblica.

Dopo 24 anni, riecheggia un pensiero in solitudine nella nazione, rimpianto di statisti e uomini liberi, capaci di accendere gli animi e garantire equilibrio alla società.

Credetemi quella lacuna non si è mai colmata, nessun ricambio e nessun cambiamento ha portato all'Italia quella inquisizione sommaria.

Abbiamo vissuto 24 anni di buio, di silenzio istituzionale e di corruzione immorale, eppure sembra che vada tutto bene per la nostra amata nazione.

L'equilibrio è stato trovato, tra i poteri d'informazione e di esecuzione, tra l'economia e la finanza ed infine anche con i poteri popolari, ma non con il popolo.

Siamo stati capaci di subire in silenzio sistemi elettorali beceri e non rappresentativi, quali il bipolarismo e bipartitismo.

Ci siamo fatti togliere il sistema principe che affidava al proporzionale la presenza e rappresentanza di tutti gli strati della società italiana.

Abbiamo inaugurato un sistema semi presidenziale atipico, in quanto non esiste nella costituzione eppure votiamo indirettamente un leader di una coalizione in parlamento.

Nella sostanza abbiamo concesso dopo il 1994, non solo la Repubblica ma anche la nostra sovranità ad un nuovo potere che si ricicla e si rigenera nella malattia sociale e nazionale.

E' proprio quel sistema nato dopo il 1994 ad essere populista, perché attrae continuamente elettori attorno a valori vuoti e ad esigenze primarie mai risolte e sempre promesse.

Il punto è che, questa classe politica non riesce a dare equilibrio perché ruota attorno ad un sistema di potere regolato da meccanismi extra parlamentari e spesso di natura finanziaria e nasconde la propria incapacità risolutiva ora alle crisi economiche ora all'europa cui ha ceduto la nostra sovranità.

La questione è radicale e sociale, ed ognuno deve riflettere e ragionare su come riempire di valori questa nostra amata Repubblica, in assenza i contenuti rimasti saranno assorbiti da nuove esigenze popolari senza prospettiva e da una europa ingorda di attribuzioni e competenze tecnocrate e lobbiste.

Oggi nella società Italiana, fratelli senza lavoro aspettano, giovani senza futuro attendono, ammalti senza certezze languono, anziani senza risorse si chiudono nel silenzio e molti fratelli scelgono la via dell'emigrazione che risponde ad un esilio.

Chi rimane vive la politica costretto a rivolgersi al parlamentare di turno come fosse un signorotto medioevale, per qualsiasi circostanza; per chiedere aiuto, per avere riconosciuto un diritto, per vedere esaudito un interesse o per accedere ad un lavoro, che la costituzione dice essere valore fondante le istituzioni.

Personalmente ho riflettuto ed ho deciso che, non mi basta essere cittadino, non mi serve avere un pezzo di sovranità se non posso esercitarla e, soprattutto se non posso metterla in discussione quale valore, anche a costo di perderla.

L'albero della libertà, ogni tanto ha bisogno del sacrificio dei suoi patrioti per tornare a germogliare con nuove foglie verdi e libere.

Popolo, gente, cittadini e fratelli è il momento di svegliarsi e difenderci da una malattia endogena alle nostre viscere istituzionali, perché se è vero che, assente è il lavoro, assente la garanzia e la tutela della abitazione, privo di sostanza il diritto al voto, allora quel virus è già nelle nostre case e sta cambiando il nostro modo di vivere.

Stare a guardare, arrangiandosi ci rende complici di un delitto gravissimo, la sottomissione ad un potere illegittimo ed incapace servito su un piatto democratico che nella sostanza di democratico ha solo l'inganno di essere sovrani.

Un sistema che non permette all'elettore di scegliere i propri candidati è un apparato oligarca con l'aggravante che anche quest'apparato manca di prospettiva ideale e di autorevolezza istituzionale.

Pertanto, azione e determinazione, le parole d'ordine e d'onore.


Azione, attivismo e non populismo.


Attivismo popolare non significa adoperarsi per un fine mediocre quale un consenso elettorale, magari con una promessa di lavoro, quella non deve appartenere a noi; io parlo di valori, di italianità, di qualcosa che nasce dentro i sentimenti più intimi che abbiamo.

La società italiana, le sue esigenze, le sue aspettative ed i suoi valori sono racchiusi nel grande libro genetico del nostro grande popolo che ad oggi è stato strappato in mille pezzi; ed è proprio quei pezzi che devono con pazienza essere raccolti e riscritti in un nuovo scritto comune a tutti.

Penso che, "... se del "palazzo" delle Istituzioni ci rubano le chiavi, la "Piazza" deve cercare di entrare in ogni modo per riprendere possesso della sua casa, concessa per titolo costituzionale".

Questo è il senso, il fine nobile e l'anima del movimento comune.

Ogni Italiano, abile e nobile, se tiene orgoglio d'esser uomo onorevole deve prima indignarsi per come oggi si vive nella nostra amata Repubblica.

All'indignazione seguirà l'orgoglio d'essere cittadino e sovrano, ma non da solo, sovrano solo se riunito in gruppo, perché siamo sovrani solo se siamo nazione; ed è a quel senso che deve darsi linfa.

Fatelo per i vostri figli che da voi si aspettano tanto, fatelo per orgoglio dei vostri padri che hanno sacrificato una vita per voi, fatelo in onore dei vostri nonni che hanno combattuto per questa nostra amata patria.

Fatelo per voi, per sentirvi liberi e cittadini attivi in una società che vi ha cresciuto e da voi dev'essere nutrita e condotta in una direzione che chiameremo "Domani".

Non restate impassibili ed immobili davanti a chi, non riesce a sollevarsi a chi soffre a chi con un solo sguardo chiede aiuto, per non perdere la dignità.

Se il sistema vuole questo, farci perdere la dignità d'esser cittadini, voi uscite fuori dal vostro IO personale e riunitevi in gruppi e create una voce che sia forte e riecheggi in lontananza, come un NOI ci siamo e vogliamo quello che ci appartiene come popolo sovrano, la libertà di scegliere ed amministrare la nostra nazione.

Partiamo da un concetto semplice, da cui iniziare a muoverci assieme.

È nelle città, nei quartieri e nelle associazioni che deve iniziare un movimento di base che condivida anzitutto l'indignazione, e riscopra l'orgoglio e la voglia di lasciare un segno della nostra esistenza per il bene di tutti.

A quali valori accostarsi?, immagino i valori che ci hanno reso e ci rendono comunità, penso alla libertà in senso lato, penso al valore della patria, dello stato, della costituzione, della Repubblica, di essere popolo e nazione sovrana.

Partirei dai diritti irrinunciabili quali, il diritto al lavoro ed alla casa.

Se ognuno lavora, può permettersi la dignità di guardare la vita a testa alta e mantenere una casa per la propria famiglia e questo è fondamentale.

Diritti connessi sono i diritti che garantiscono sviluppo e crescita, quali il diritto ad una tassazione equa, ad una sanità efficiente, alla scuola vivaio generazionale, alla ricerca, al turismo ed all'agricoltura.

La giustizia e la certezza del diritto, gl'investimenti per l'impresa.

Per rilanciare un Sogno, idealizzo quale centro vitale le città - perché nelle citta vivono la quotidianità le genti- e perciò penso che sia da esse che debba partire ad alzarsi l'onda della libertà.

Ogni comune deve avere una rappresentanza un comitato cittadino, come un faro cui rivolgersi per ogni necessità ed un megafono per potere dire e per potere proporre.

I comitati sono cellule vive della società perché raggruppano persone attorno ad un fine comune, la libertà di agire per riprendersi la propria sovranità nazionale.

I comitati dovranno essere dinamici, organizzando servizi utili e semplici al cittadino.

Sostenerlo nelle vicissitudini quotidiane e negli affari correnti, affiancandolo con servizi di assistenza e consulenza.

Inoltre i comitati dovranno organizzare attività utili alla comunità, quali convegni su temi cittadini e seminari di studio per informare e formare una sana coscienza popolare.

"..Non si è liberi se non si è informati e se non si conosce un problema non lo si potrà mai risolvere", Questa è la via da seguire.

I comitati stimoleranno la vita locale, e saranno energia per i coordinamenti provinciali che inizieranno a rappresentare i territori, mettendo in moto un meccanismo socio culturale di libertà.

Individuo tre S:Social network, Sito web interattivo e Servizi di solidarietà sociale.

Social network, perché la società si informa in tal senso ed in direzione di ciò che deve interagire un movimento moderno.

Sito web interattivo, un sito interattivo permette all'elettore di interloquire con il movimento e di accedere anche a richieste di assistenza oltre che di partecipazione.

Servizi di solidarietà sociale, in parallelo all'attività politica ai cittadini oggi occorre un servizio semplice ma efficace di servizi, per avere assistenza nelle difficoltà quotidiane; così facendo il cittadino non rimane solo o indietro e nel contempo si sente parte di una famiglia che lo protegge.

Ogni decisione all'interno del movimento deve essere presa secondo regole precise.

I comitati saranno dapprima rappresentati dal promotore dello stesso che organizzerà un suo direttivo.

Composto il direttivo e l'assemblea il presidente del comitato deve essere scelto o confermato dalla metà+1 degli iscritti secondo ogni mezzo utile ( anche sms, mail o altro idoneo mezzo)

Durerà in carica 2 anni assieme al direttivo.

Nei comitati cittadini, esprimerà la volontà dell'ente la metà+1 degli iscritti e presenti alla votazione, utilizzando quale metodo anche l'sms o la mail per esprimere una decisione.

Ogni iscritto che voglia candidarsi o proporre una candidatura deve depositarla e sottoporla al voto dell'assemblea cittadina del comitato.

Nessun candidato può essere scelto dal direttivo provinciale, regionale o nazionale, ma solo dal basso, dalle assemblee dei comitati cittadini perché è il popolo ad essere sovrano e libero nella scelta.

Ogni candidato deve essere preventivamente approvato dal comitato cittadino ( secondo le regole della metà+1 ) locale e sostenuto da almeno 1\3 dei comitati presenti nella provincia.

Qualora i candidati espressi e sostenuti sono in numero maggiore a quello previsto, si riunirà il coordinamento provinciale nella direzione per decidere sui nomi.

Detta prassi dovrà essere poi approvata anche dalla direzione regionale.

In ogni momento qualsiasi cittadino, iscritto o comitato nel caso si controversie di qualsiasi genere potrà scrivere una mail al collegio dei garanti nazionale, organo che deciderà sulla esatta interpretazione delle regole civili e dello statuto del movimento entro 3 gg dal ricevimento, senz'appello.

Il collegio del garanti sarà formato da il presidente, il segretario, 5 segretari regionali, 11 provinciali e 3 saggi, per un totale di 21 membri che avranno la responsabilità di mantenere giustizia ed equità sulle norme di condotta e di immagine.

I coordinamenti provinciali nasceranno quando esisteranno nel territorio provinciale almeno un numero di comitati cittadini pari ad 1\3 dei comuni di tutta la provincia, considerati per difetto.

Quel 1\3 dei comitati cittadini esprimerà, l'assemblea provinciale.

Ogni comitato cittadino esprimerà 1 membro nell'assemblea provinciale per ogni 1000 abitanti( un comune di 2000 abitanti = 2 membri \ un comune di 2900 abitanti =2) per difetto.

L'assemblea elegge il direttivo ed il direttivo il presidente e segretario secondo le regole della metà+1 degli aventi diritto.

Stesse regole per la direzione regionale, composta solo dopo che siano presenti almeno 2\3 dei coordinamenti provinciali nella regione, per garantire massima legittimazione.

Stesse regole per le candidature regionali e nazionali, che devono nascere nei comitati cittadini e sostenute da almeno 1\3 di comitati cittadini della provincia.

Ovviamente incandidabili sono le persone prive di moralità, condannate o escluse dall'elettorato attivo o passivo.

Per il resto non occorre titolo alcuno per rappresentare il popolo nelle istituzioni.

Ogni candidato eletto sosterrà a proprie spese i comitati cittadini che lo hanno sostenuto e nel caso 2\3 di comitati cittadini della propria provincia che lo ha eletto, lo accuserà di non adempiere al mandato elettorale, l'eletto ha l'obbligo morale di dimettersi perché si è spezzato il vincolo fiduciario con l'elettore popolo.

Questo a garanzia del comportamento da tenersi in sede di rappresentanza e perché il rapporto tra elettore ed eletto deve esserci al momento del mandato ed al momento della revoca dello stesso.

L'eletto dovrà costantemente nutrire e sostenere il territorio e gli elettori.

Lo stato di cd " revoca" all'eletto si propone presso il comitato cittadino di appartenenza e deve essere sottoscritto da almeno un numero di elettori ed iscritti al movimento che rappresenti il 50% +1 del comitato cittadino di appartenenza e deve essere sottoposto al vaglio della assemblea provinciale.

Solo se viene sostenuta da almeno il 50% dei comitati cittadini della provincia detta azione grave di revoca potrà essere sottoposta alla votazione.

A votare saranno tutti gli iscritti dei comitati cittadini della provincia con qualsiasi mezzo idoneo.

Rimane la possibilità per l'eletto di ammettere la propria responsabilità, chiedendo una grazia che durerà sei mesi.

In detto periodo l'azione di revoca viene congelata e nel caso di inadempienza può essere riproposta.

Ma l'eletto che chiede la grazia difficilmente si rende inoperoso dopo l'ammissione.


SIAMO ITALIANI

Dopo il 1994 niente più è stato legittimo.

Nessuna certezza sul sistema elettorale, sulla forma di governo e sulla rettitudine delle istituzioni.

Sistemi elettorali cambiati in direzione del favore del consenso per garantire un sistema marcio.

Forma di governo, parlamentare messa in discussione sino al punto di affidare alla prassi politica una forma atipica di governo in cui ogni coalizione o partito sceglie il suo premier che indirettamente riceverebbe consensi con il voto.

Per poi presentarsi in parlamento come leader riconosciuto e legittimato.

Questo non è costituzionale, perché ad oggi la forma parlamentare prevede che gli eletti scelgano un governo in aula.

Questo sistema crea solo ulteriori problemi ad un meccanismo già desueto.

Infine governi delegittimati e nominati per favorire interessi transnazionali.

Parlamenti dichiarati illegittimi eppur in carica per 5 anni ( vedi dal 2013 al 2018)

Corruzione dilagante tra i palazzi ministeriali, e le istituzioni repubblicane.

Ma noi continuiamo ad essere e rimanere Italiani.

Dimenticati, divisi, isolati, disinformati ma pur sempre Italiani.

Per essere attivi e riprendersi la sovranità repubblicana in regime di libertà la sola azione del voto non è sufficiente.

Occorre anzitutto agire nelle scuole, elementari, medie e superiori per tornare ad insegnare ai bambini e ragazzi i valori della libertà, della Repubblica e delle Istituzioni; spiegando che il rispetto verso la nostra nazione è un bene che torna verso tutti.

Dobbiamo insegnare e trasmettere la cultura nazionale, ciò che lega il nostro popolo e le nostre cose comuni.

Dobbiamo coinvolgere i ragazzi nella cultura del NOI siamo popolo e siamo nazione.

Dobbiamo sforzare azioni in direzione della solidarietà spiegando che se accade qualcosa nel nostro paese o ad un nostro connazionale deve interessare tutti, perché se un italiano soffre, accanto alla sua sofferenza nascono altri disagi familiari, e questo coinvolge sempre altre persone con come noi sono fratelli in nazione.

Se riusciamo a considerare gli italiani tutti come un tessuto unico allora quando una sola cellula si ammala o si stacca per un motivo allora le altre corrono in soccorso per curarla.

Perché da quella cura ne vale la sanità di tutto il tessuto è di tutta la nazione.

Ad oggi nessuno pensa per noi ed anzi agiscono in maniera subdola per dividerci in micro gruppi sempre più piccoli cosi da renderci sterili nell'azione comune.

Nessuno affronta il problema sociale nella sua interezza, limitandosi a garantire il suo gruzzolo di potere.

Ritornando all'azione, il solo voto pro o contro non basta più.

Serve incisività verso un potere ad oggi forte, e dunque serve che in ogni città, in ogni paesino, in ogni quartiere, in ogni persona abile e cosciente vi sia vigilanza ed attivismo.

Spegnere le tv ed i telegiornali, non comprare giornali e non rispondere ai dettati normativi imposti.

Serve unirsi in gruppi di appassionati per riconoscersi in una idea comune quale il diritto alla CASA ed al LAVORO.

Considerare la classe politica come un reietto della società, cosicchè lascino il palazzo.

La casa deve essere diritto intoccabile per costituzione ed il lavoro deve essere diritto già del nascituro così lo stato si organizza e preordina ogni strumento utile per immetterlo nel mondo del lavoro.

Serve programmazione dei flussi in entrata nel lavoro ed in uscita per garantire un sistema equo di pensione.

Chi non ha lavoro deve essere sostenuto perché il disagio è nazionale e non del singolo.

Dobbiamo tornare ad amare la bandiera italiana che in ogni casa dovrebbe sventolare proprio a presidio del fatto che essa è di tutti ed accomuna tutti come un forte vincolo di parentela.

Sistema elettorale

Ritorno senza condizioni al sistema proporzionale puro.

Sbarramento al 3% perché tutti i gruppi e movimenti rappresentativi del tessuto sociale e degli interessi nazionali devono avere presenza.

Al diavolo se sarà difficile formare i governi o se dureranno poco.

Sono passati vent'anni e non è cambiato nulla.

Inoltre la scelta del sistema elettorale deve essere popolare e non parlamentare, i cittadini sovrani devono sceglierlo e non il parlamento che deve solo attenersi alla volontà popolare.

Infine la direzione della forma futura di governo deve essere presidenziale, perché nel mondo moderno 1\3 delle nazioni hanno un sistema presidenziale ed altro terzo un sistema semi presidenziale.

Garantisce stabilità e certezza, trasparenza e responsabilità di programma.

Democrazia diretta.

Ogni elettore deve essere dotato di una tessera magnetica per potere votare.

Ad ogni legge del parlamento un numero di elettori deve avere la possibilità in 90 giorni di potere esprimere la sua approvazione o diniego, così facendo il legame tra rappresentante e rappresentato non si spezzerà mai.

Ad ogni legge ingiusta si solleverà un diniego popolare e la legge verrà abrogata.

Ognuno voterà dal proprio PC o cellulare seguendo applicazione del ministero degli interni che la renderà sicura e semplice.

I parlamentari dovranno essere 300 alla camera e 100 al senato, in carica per due anni e con stipendio di 3000 euro al mese.

Pensioni come da lavoro che già facevano in precedenza e non da privilegiato.

Economia politica e magistratura

I poteri economici, politici e magistratuali non hanno mai fatto pace ed i loro attriti hanno distrutto la società e devastato imprese, aziende e l'economia nazionale tutta.

I poteri economici ( banche, finanziarie, industri, lobby) devono uscire fuori dai palazzi delle istituzioni.

Così come la politica per ogni norma in direzione della economia e della finanza deve essere soggetta all'approvazione popolare entro 90 giorni.

Infine la magistratura non dovrà interferire nelle faccende della politica; deve organizzarsi quale istituzione autonoma.

Nessuna nomina della politica in campo magistratuale.

Abbiamo visto troppi giudici, prima condannare e poi diventare politici con disgusto e disapprovazione del popolo.

Chi è magistrato deve essere garanzia di giudizio e vietato per esso entrare a far parte della politica.

Tassazione

Occorre creare un sistema nuovo, semplice e snello.

Abbassamento delle tasse al 15% per i redditi sino a 60mila euro anno e al 20% per redditi sino a 120mila euro anno e al 30% per tutti gli altri redditi superiori così da garantire proporzionalità sociale nella contribuzione e fiscalità.

Per i redditi al di sotto dei 12 mila euro anno, esenzione dalle tasse ed agevolazioni economiche per affitto di casa, assicurazione auto, mutuo casa, utenze domestiche e sussidio di 100 euro mese per ogni figlio minore.

Per i redditi superiori ai 12 mila anno e inferiori ai 20 mila le tasse saranno al 10%.

Superiori a 20 mila ma inferiori a 60mila la tassazione sarà al 15% anno.

Aumento delle pene per i reati di evasione, con incremento del reato costituzionale che deve prevedere il carcere immediato con pene da 3 anni a 6 anni.

Per le false compilazioni dei redditi deve seguire la pena perché il reato è sociale e colpisce l'intera comunità.

Nessuno evaderà le tasse se sono eque e nessuno andrà in carcere.

Impresa.

Tassazione pari a 0 per i primi 3 anni.

Dopo i tre anni, valutati i bilanci e la forza lavoro lo stato garantirà eventuali commesse e contratti stipulati e permetterà l'acceso al credito finanziario all'impresa.

La tassazione dovrà essere commisurata al guadagno e comunque non superiore al 20%.

Un fondo per la garanzia del made in italy sarà gestito dallo stato per sostenere le imprese in difficoltà, perché ad ogni fallimento segue un danno economico e familiare e di immagine internazionale del paese.

Ogni norma in materia sarà concordata con le rappresentanze di imprese nazionali e territoriali per dare voce direttamente agli operatori.


Come immagino la società.


Bambini , primaria risorsa e vivaio della comunità.

Ogni bambino deve ricevere un deposito mensile da parte del sistema welfare così da avere a 18 anni le risorse per potere pagare gli studi universitari.

Ogni bambino dalla nascita sino ai 14 anni deve ricevere un assegno familiare per le necessità mensili per la crescita.

Dette somme andranno detratte dallo stipendio lordo dei genitori o dalla cassa nazionale per il fanciullo, alimentata e creata ad hoc.

Esenzione per cure mediche.

Ogni città ed ogni comune deve avere un villaggio del bambino, ritrovo di giochi all'aria aperta per potere crescere e giocare a contatto con la natura.

Anziani

Sono le cime che hanno nutrito la nazione e meritano un rispettoso riposo

Quindi pensione graduata alle spese della propria città, agevolazioni in base al reddito e se ricorrono i presupposti esenzione dalle tasse.

Gli anziani devono stare in contatto con i bambini per trasmettere saggezza ed esperienza quindi agevolare ogni forma progettuale in tal senso.

Ammalati e sanità.

Una sanità che sia più possibile diretta a curare nelle case degli ammalati, e che investa nella ricerca e lo sviluppo.

Detenuti

Garantire il più possibile il graduale reinserimento.

Per i reati al di sotto dei 6 anni di pena è opportuno garantire un immediato rientro, nel circuito sociale.

Immagino un loro inserimento in cooperative sociali gestite e garantite dallo stato perché possano lavorare nei territori come lavoratori di pubblica utilità, nel campo di un progetto ad hoc.

In detto progetto interverrebbero le organizzazioni di volontariato, la chiesa ed i presidi socio sanitari compreso i sert.

Perché il lavoro deve fare scoprire al detenuto che un altro modo di vivere è possibile.

Per i reati sopra i 6 anni, il carcere sino alla minima soglia dei 6 anni, poi accesso ai benefici.

Nel contempo il detenuto deve accedere a programmi socio pedagogici e culturali per vivere la prospettiva di un domani nuovo.

Deve sentirsi aiutato a cambiare, altrimenti non ha senso la prigionia.

Immigrati

Ogni immigrato prima di entrare in Italia deve avere un lavoro.

In assenza frontiere chiuse, non per un diniego raziale ma per ragioni di certezza del diritto, sicurezza e trasparenza e chiarezza nel modo di offrire asilo.

La lotta all'immigrazione nei mari si agevola con la messa in opera di nostre navi, elicotteri ed imbarcazioni nei mari internazionali cosi da evitare nel nascere le traversate.

Quel problema è internazionale e non nazionale.

Chi riesce ad arrivare in italia in qualsiasi modo deve essere accolto, curato e respinto.

Coordinare i flussi stagionali e creare una camera dei sindaci per la questione immigrazione, perché solo loro possono tenere il polso della situazione.

Giovani, ricerca e sviluppo.

Il giovane ormai adulto tra i 20 anni deve essere accompagnato ad una scelta, la scuola o il lavoro.

Fatta la scelta, lo stato deve garantire un sistema universitario uguale e paritario per tutti, o un inserimento al lavoro.

Fintanto non troverà lavoro, sarà inserito in scuole di specializzazione delle arti e mestieri e poi allocato al lavoro.

In detta fase lo stato garantirà un sussidio di sopravvivenza e spese vive a seconda del luogo in cui vive di concerto con le regioni ed i comuni.

Sulla ricerca si gioca il futuro e dunque si investirà nel sistema del welfare, della scienza, della tecnologia, agricoltura e turismo.

L'Italia può vivere e deve sostenersi di turismo ed agricoltura.

Il nostro patrimonio culturale è primo al mondo e dobbiamo creare una entrata dal settore del turismo pari al 20% del PIL.

Altro settore vitale è l'agricoltura sulla cui scelta strategica l'economia italiana deve rilevare altro 20% del PIL.

Infine sull'industria, l'ingegno e la tecnologia deve basarsi ulteriore 10% del PIL.

A tal riguardo la tassazione alle imprese deve essere bassa al livello di partecipazione per lo sviluppo del paese.

Tassate saranno invece le imprese straniere in italia e le transazioni finanziarie internazionali.

Lavoro .

L'italia si fonda sul lavoro, senza di esso non esiste dignità e neanche la Repubblica; perciò vogliamo riformare l'art 35 della costituzione come di seguito: "... La Repubblica garantisce e promuove il lavoro per il bene dei propri cittadini con tutele in tutte le sue forme ed applicazioni .

Linee del programma generale sono la tutela e la salvaguardia della casa degli Italiani e del lavoro per tutti.

Lo stato programma in relazione ai flussi anagrafici i lavoratori allocati e quelli disoccupati.

Il sistema deve essere il seguente:

il lavoratore presenta richiesta di lavoro allo stato e questi in relazione alla sua formazione lo inserisce nella scuola di specializzazione di arti e mestieri per periodo dai 3 ai 6 mesi con paga minima per la formazione.

Entro il periodo lo stato monitora la richiesta di lavoratori di concerto con le imprese che hanno ricevuto agevolazioni statali e lo inserisce a lavoro.

Questo perchè, l'impresa che ha ricevuto benefici ed agevolazioni statali, deve produrre per realizzare utili ed a bassi costi ha possibilità e necessità di manodopera, con ciò riceve dallo stato oltre ai benefici anche le maestranze.

Casa

Ognuno ha una casa e questa deve essere elevata a garanzia costituzionale.

Non pignorabile e non esecutabile da nessuno perciò dobbiamo riformare l'art 25 della costituzione come di seguito "... Ogni individuo ha diritto all'abitazione e questa non può essere soggetta ad esecuzione alcuna, ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Le banche non potranno agire contro le case e prima di erogare mutui o prestiti lasciano la sola garanzia al quinto dello stipendio.

Chi non avesse reddito, potrà chiedere allo stato un micro credito da 10mila euro per comprare una casa ecosostenibile e prefabbricata da 50mq, in attesa di trovare occupazione.

Detta casa non sarà di proprietà del privato ma dello stato che la userà a rotazione per gli stessi fini.

Sarà lasciata la possibilità di riscattarla a rate.

Per dare tempo al realizzarsi di detto circuito casa, i proprietari di seconde e terze case, metteranno a disposizione i loro alloggi su garanzia statale per un affitto nel caso di famiglie senza tetto.

Inasprite le pene nel caso la famiglia ospitata in affitto rechi danno all'immobile della famiglia ospitante-; sono sacrifici e sudore per cui al danneggiante ospitato sarà comminata la pena del carcere per 6 mesi con processo per direttissima e senza benefici.

Il rispetto deve seguire la disponibilità e la garanzia che lo stato pone per concedere un tetto non deve essere tradita pena la reclusione.

Giustizia

Garantire certezza nei contratti, nelle esecuzioni e nei diritti.

Ad esempio, se una impresa vanta un credito non deve impantanarsi in opposizioni e lungaggini.

Il giudice come nei paesi anglofoni chiama il debitore e verifica la sua disponibilità a rateizzare.

Se ha agito in mala fede o non può rateizzare, sarà comminata la pena severa del carcere.

Perché non è ammissibile che si contragga un credito a vantaggio di un affare per rovinare altro soggetto imprenditore.

Il diritto di ognuno deve essere certo e riconosciuto in tempi brevi.

Per alcuni diritti minori si può adoperare lo schema di un solo grado di giudizio.

Così alleggerendo il lavoro dei magistrati.

Ad ogni modo oggi esistono più cause e più avvocati rispetto ai giudici ed agli operatori di cancellerie.

Un concorso pubblico deve essere indetto per rendere organico il sistema giustizia.

Detto progetto va redatto di concerto con le rappresentanze di categoria interessate,

Europa, fuori da questa lobby senza fondamenta e senza ideali di valore.

L'Europa unita và creata gradualmente e non per interessi economici.

Questa europa sta facendo odiare i popoli e non sta coordinando una inclusione tra le genti.

Nessun beneficio e dunque nessun vantaggio da questo ente tecno burocrate.

Ritornare ad essere sovrani non comporterà più danni dal rimanere dentro.

"...Dio benedica ogni Italiano capace di muoversi come un essere libero, per guadagnarsi la propria sovranità.

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